Camminare in montagna – Il nudo

Prosegue da… Abbigliamento


So che l’argomento a taluni possa risultare avverso e per altri sembrare poco rilevante, ma…
Saltare a piè pari questo capitolo della guida vuol dire perdere l’opportunità di capire ed eventualmente sperimentare un atteggiamento che, a fronte di qualche svantaggio, comporta numerosissimi vantaggi, sia personali che sociali. Pertanto invito tutti a leggerlo con attenzione, abbandonando, ovviamente, ogni eventuale pregiudizio e rimandando i giudizi a dopo la sperimentazione.

Parlare senza provare sempre equivale a sbagliare!


Come già anticipato nel precedente capitolo, una delle forme di abbigliamento che, anche nelle attività di montagna, per varie e, come vedremo, ottime ragioni andrebbe presa in considerazione è quella che prevede nessun vestito, ovvero il nudo. Purtroppo, sebbene tutti in certe situazioni riducano ai minimi termini l’abbigliamento che indossano, pochi sono coloro che rimuovono anche quest’ultimo brandello di tessuto: i secoli di condizionamento sociale ci hanno resi più o meno refrattari ad ogni pulsione di spogliamento totalizzante, nel contempo l’abitudine all’abito ha inibito le nostre sensazioni epidermiche portandoci a sentire normale lo stare vestiti e anormale il mettersi a nudo. Invero, volenti o nolenti, il nudo è, per sua implicita natura, lo stato di normalità di tutti gli esseri viventi mentre, al contrario, i vestiti sono un artifizio creato dall’essere umano. In parte tale artifizio è motivato da opportune ragioni (proteggersi dalle intemperie, dal freddo, dagli elementi abrasivi o urticanti), ma in buona parte trattasi di motivazioni non comuni a tutte le culture e opinabili (camuffarsi, distinguersi, creare soggezione e/o suggestione, stimolare sessualmente, presunta igiene, veti religiosi, divieti legislativi o giuridici). Purtroppo solo svincolandosi dai condizionamenti sociali e superando le proprie titubanze per sperimentare il cammino nudo si possono comprendere la semplicità e i vantaggi del nudo, molte testimonianze dimostrano che, alla fine, se fatto nel contesto giusto bastano pochissimi secondi per sentirsi a proprio agio: paure e titubanze svaniscono nel momento stesso in cui ci si trova completamente nudi. Indispensabile, a questo punto, per una guida sul cammino in montagna che voglia dirsi realmente completa e sincera, approfondire la questione anche allargandosi un poco fuori dallo specifico contesto sportivo: la via del nudo va inevitabilmente a coinvolgere tutta la nostra vita dato che,

Svantaggi

Dipendenza

Come lo provi non ne puoi più fare a meno! Invero sarebbe da vedersi come un vantaggio ma allo stato attuale delle cose in Italia (e in buona parte del mondo) purtroppo, come vedremo nel seguito, diviene uno svantaggio.

Sofferenza fisica
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Già da vestiti camminando in montagna è inevitabile subire escoriazioni, spinate, orticate, irritazioni, abrasioni, ovvio da nudi le possibilità siano sensibilmente maggiori.

Sofferenza mentale

La situazione legislativa italiana in merito alla nudità pubblica è piuttosto ambigua e per chi si abitua a camminare nudo scatta la sofferenza del:

  • non poter stare nudo sempre e ovunque;
  • dover decidere quando potersi spogliare e quando doversi rivestire;
  • doversi sicuramente rivestire pervenendo a sentieri molto frequentati anche quando appaiono deserti, nell’approssimarsi a centri abitati o strutture di vario genere (rifugi, malghe, cascine), nell’attraversamento di strade trafficate, al rientro a valle;
  • l’essere di fatto costretto a stare vestito quasi ovunque, ovvero a stare più spesso vestito che nudo.
Timori

Inizialmente ci possono essere diversi timori che, però, l’esperienza va in poco tempo a eliminare, ne resta comunque uno, almeno in Italia: la possibilità d’incontrare altre persone e che queste possano avere delle reazioni inconsulte.

Fastidio dello zaino e delle scarpe, alias compromesso alla nudità totale

Stante la già detta situazione socio-legislativo-giuridica è al momento impossibile pensare di restare nudi per l’intero tempo di un’escursione (da casa a casa) anche in quelle occasioni in cui l’itinerario potrebbe consentirlo (ad esempio breve escursioni di bassa quota con tempo bello stabile e temperatura superiore ai ventidue gradi centigradi). Resta poi evidente che, per questioni di sicurezza (protezione dal freddo e dalle intemperie), in molte uscite dovremo avere al seguito quantomeno maglia e pantaloni lunghi, in altre dovremo aggiungere altri indumenti, viveri, e liquidi, per non parlare di eventuale materiale accessorio come corde, bastoncini, ramponi, sacchi a pelo, materassini, ricambi, eccetera. Insomma, inevitabile nella stragrande maggioranza delle volte doversi portare al seguito qualcosa per contenere il materiale al seguito, a volte potrà bastare un piccolo marsupio, altre volte sarà necessario un voluminoso zaino. e allora il marsupio non basta più, bisogna passare a un più capiente e fastidioso zaino. Talvolta potremmo anche riuscire a non portarci appresso il vestiario, resta comunque il problema di dove mettere documenti e soldi.

Per le scarpe non esiste un problema giuridico e possiamo farne a meno senza patemi, resta però evidente che nella maggioranza dei casi, se non volgiamo limitarci in distanza e velocità, farne a meno è comunque assai difficile. Si vero, c’è chi lo fa, ma servono anni perché si formi sotto i piedi il necessario callo e sono anni di sofferenza, in ogni caso ci si trova limitati in velocità (sono più unici che rari coloro che arrivano a correre su qualsiasi terreno), estensione (lunghezza dell’escursione), progressione (complicato se non impossibile saltare, scivolare, eccetera).

Insomma… alla fine sono ben pochi i casi in cui potremo goderci la più completa nudità, dovremo quasi sempre accettare un pur piccolo compromesso.

Vantaggi

Ecologia ed economia

Camminando nudi non si sporcano i vestiti e pertanto si riduce l’uso di acqua e detersivi necessari al lavaggio. Vero che magari ci si deve lavare di più, ma spesso basta usare l’acqua e poi anche dopo un’escursione vestita la doccia la si deve fare, alla fine il bilancio delle due cose (risparmi per i vestiti, spreco per il corpo) e pur sempre a favore del risparmio sia in ecologia che in economia, anche perché si riduce notevolmente il consumo dei vestiti e, pertanto, il loro ricambio.

Confort

Camminando nudi:

  • la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare fastidiose irritazioni da sfregamento;
  • il nostro corpo non è avvolto in qualcosa che possa stringerlo ed ostacolarne il movimento;
  • si percepisce anche il minimo soffio d’aria sentendo meno il caldo;
  • permettiamo ai nostri principali recettori termici, collocati nei genitali, di percepire la corretta temperatura e, di conseguenza, …
  • possiamo fruire al meglio della nostra capacità di naturale regolazione termica ottimale;
  • sudiamo solo il necessario, ovvero molto meno di quanto, a pari condizioni di temperatura e di sforzo, avvenga stando vestiti.
Salubrità

Camminando nudi:

  • la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare allergie;
  • il nostro corpo non assorbe sostanze tossiche quali sono quelle contenute nei coloranti per tessuti, rilasciate per effetto della luce, del calore e del sudore;
  • la nostra pelle non macera nell’umido del tessuto sudato (per quanto ne dicano i produttori di abbigliamento sportivo, ancora non ho trovato maglie che, specie se a contatto con lo zaino, restino perfettamente asciutte) o bagnato (pioggia, umidità, eccetera);
  • sulla nostra pelle non si formano quei funghi e quei batteri provocati dal persistere, specie in ambiente caldo, di tessuti umidi a contatto con la pelle.
  • sudiamo solo il giusto: da sempre la medicina dello sport insegna che è importante sudare (permette al corpo il mantenimento della temperatura ideale) ma che, nel contempo, è altrettanto importante sudare il meno possibile;
  • la nostra pelle respira al meglio: per quanto un capo di abbigliamento possa essere traspirante sarà pur sempre un qualcosa in più rispetto alla pelle, indi un qualcosa che altera, in negativo, il normale respiro della pelle;
  • messo insieme tutto quanto sopra, riduciamo l’insorgenza delle malattie in generale, ma nello specifico di quelle da raffreddamento e di quelle relative alla pelle e ai genitali.
Praticità

Camminando nudi:

  • abbiamo bisogno di meno cose al seguito: la pelle è impermeabile, idrorepellente, traspirante e, tutto sommato, anche resistente al vento, l’unico limite è la temperatura, quindi…
  • ci bastano zaini più piccoli, ci è così più facile allestirli e peseranno meno sulle nostre spalle (tra l’latro, e si torna sulla salubrità del nudo, uno zaino meno pesante vuol anche dire meno problemi alle spalle e alla schiena, ma indirettamente anche a gambe, ginocchia e caviglie);
  • ci manteniamo costantemente asciutti senza bisogno di cambiarci i vestiti, foss’anche la sola maglia;
  • possiamo spesso evitare l’utilizzo di mantelle, giacche, pantaloni antipioggia che limitano la mobilità e, per quanto traspiranti siano, fanno sudare;
  • qualora dovessimo utilizzare, sopra la nuda pelle, mantella o giacca e pantaloni antipioggia il cammino sarà più agevole che avendo sotto dei vestiti, suderemo assai meno e il sudore evaporerà molto più facilmente;
  • riduciamo le fermate per il cambio, l’aggiunta o la rimozione degli abiti per cui…
  • limitiamo il tempo di permanenza nelle condizioni di criticità (il tempo in montagna può cambiare repentinamente).
Inclusione
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Camminando nudi ci sentiamo molto più vicini alla natura che ci circonda e riusciamo ad apprezzarne ogni più esile sentore, vuoi perché la pelle solo da nuda può percepire aria, sole, luce, contatti, vuoi perché l’essere nudi ci rende apparentemente indifesi e di conseguenza la nostra attenzione mentale cresce e sebbene questo le prime volte questo possa risultare disturbante, ma man mano che si prende confidenza diventa la porta d’accesso allo stato d’inclusione nell’ambiente: arrivare a sentirsi montagna nella montagna, eliminando, oltre alle barriere fisiche, anche quelle mentali.

Sicurezza

Il tempo in montagna può cambiare repentinamente e se un temporale ci sorprende mentre siamo all’aperto, magari anche lontani da ogni possibile rifugio, la nostra sicurezza, per quanto preparati e attrezzati siamo, inevitabilmente viene messa a repentaglio. Camminando nudi, come abbiamo visto, riduciamo sensibilmente il tempo del cammino per cui riduciamo anche la possibilità d’essere sorpresi all’aperto da un improvviso cambiamento del tempo, alla fine miglioriamo la nostra sicurezza.

Abbiamo anche visto che camminare nudi può voler dire avere zaini più leggeri, quindi meno difficoltà a mantenere l’equilibrio, minori sollecitazioni sulle nostre articolazioni, minore possibilità d’incappare in infortuni.

Raggiungendo lo stato d’inclusione miglioriamo nettamente la nostra percezione della montagna e allentiamo lo stress, potendoci così concentrare molto di più su quello che stiamo facendo riduciamo al minimo la possibilità d’incappare in incidenti.

Titubanze e obiezioni

A questo punto dovreste aver compreso le inestimabili qualità del camminare nudi (e del nudo in genere) ed essere pronti a spogliarvi. D’altra parte, però, condizionati e magari intimoriti dalle minacciose o ingiuriose frasi di coloro che preferiscono ignorare piuttosto che conoscere, di coloro che sono chiusi a riccio nelle proprie convinzioni, di quei (pseudo) giornalisti che necessitano di qualcosa che possa movimentare la scarna lettura dei loro scritti, di certi amministratori comunali preoccupati più di mantenere la sedia su cui sono seduti che di svolgere il loro vero dovere (garantire a tutti l’opportunità di vivere secondo proprio modello), potreste essere ancora titubanti, avere ancora quelle classiche preoccupazioni che frenano coloro che per la prima volta sentono il desiderio di mettersi a nudo, coloro che, visto altri vivere beatamente nella nudità, vorrebbero provarci a loro volta.

Sono un esibizionista?

Tranquillo, non lo sei: ti sembra logico che un esibizionista si spogli dove la possibilità che qualcuno lo veda è molto bassa o addirittura inesistente? Già, ma se vado con un gruppo vuol dire che altri mi vedono e mi esibisco per costoro! Qui, fintanto che non ti decidi a provare, devi credermi sulla parola: nessuno farà attenzione alla tua nudità e pertanto, ammesso e non concesso che l’esibizionismo possa essere stata la chiave per convincerti a provare la nudità sociale, o ritorni nelle fila dei vestiti (che soli, a seguito del condizionamento sociale, possono restare turbati o sessualmente coinvolti dal tuo nudo e darti quell’eccitazione che solo la reazione da parte degli osservatori può provocare) o ti adegui e la tua nudità, in questo contesto, perde ogni significato esibizionistico.

Sono un guardone?

Anche qui devi credermi sulla parola oppure provarci, in sostanza torniamo alla seconda parte del punto precedente: magari, stante i condizionamenti mentali prodotti dai tabù del corpo e del nudo, inizialmente potrebbe (sottolineo il potrebbe, perché il più delle volte non è così) esserci un più o meno forte impulso a guardare nell’intimo gli altri, ma, se così fosse, una volta immerso nel contesto presto ti accorgerai che, avendo ormai pienamente soddisfatto tutte le tue curiosità e morbosità, della nudità degli altri non t’importa più nulla: tutto normale, assolutamente normale, molto ma molto più normale che stando vestiti quando l’abbigliamento può esaltare certe caratteristiche fisiche e stimolare l’appetito sessuale.

Ma se ci sono bambini?
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Tranquillo, come è facilmente osservabile da chiunque:

  • i bambini non badano alla nudità propria e degli altri;
  • i bambini si sentono molto meglio da nudi che da vestiti;
  • il fastidio per il nudo che mostrano molti ragazzi in età scolare e ancor più molti adolescenti non è innato ma si è formato a seguito dei tanti condizionamenti loro indotti attraverso l’azione dei genitori, delle scuole, dei catechisti, della religione, della società in genere;
  • è scientificamente dimostrato che i bambini cresciuti in un contesto nudista diventano adolescenti e adulti immuni ai classici problemi del vestitismo (insoddisfazione del proprio corpo, anoressia, bulimia, eccetera), meno aggredibili da parte di chi sfrutta la nudità per imporre, attraverso il ricatto, le proprie volontà (bulli, ex fidanzati o fidanzate, eccetera) e, ultimo ma non ultimo, sanno difendersi meglio da minori dalla pedofilia e da adulti dalle molestie sessuali in genere.
Sono un pedofilo?

Quanto visto ai punti precedenti dovrebbe aver già azzerato un’eventuale preoccupazione di questo tipo, mentre potrebbe permanere il timore d’essere accusato di pedofilia: il “siete dei pedofili” è un’accusa che, specie sui social dove l’ignoranza e la malvagità imperano, ogni tanto salta fuori. Faccio osservare che siffatta affermazione sconfina certamente nella calunnia o, a seconda di come viene manifestata, nella diffamazione e, quantomeno a fronte di una denuncia (che, bontà nostra, purtroppo mai facciamo), le preposte istituzioni dovrebbero intervenire pesantemente.

Violo la legge?

La legge italiana non prevede un reato per la nudità pubblica, prevede solo gli atti contrari alla pubblica decenza e gli atti osceni in luogo pubblico, ma poi non specifica quali siano questi atti lasciando al giudice la piena libertà di decidere di volta in volta. Ormai è stato dai giudici di ogni ordine e grado più volte sottolineato il cambiamento di pensiero della società italiana in merito al corpo umano e alla sua nudità, decretando che la nudità del corpo non è, di per sé stessa, più offensiva per la morale e assolvendo, dal 2000 a oggi, tutti coloro che sono arrivati in tribunale.

Tutto bene allora? No, purtroppo i giudici hanno aggiunto delle precisazioni che, di fatto, pongono delle condizioni limitanti:  la nudità non è di per se stessa illecita purché venga attuata in zone all’uopo demandate (beh, mi pare evidente), in zone ove la stessa da tempo viene praticata (purtroppo senza dare un valore temporale a questo tempo e ciò ha consentito ad alcuni comuni di emettere ordinanza di divieto sebbene fossero alcune decine d’anni che in zona si stava nudi) o in zone isolate poco frequentate. L’ultimo punto verrebbe a sostegno della liceità dell’escursionismo in nudità senonché è stato espresso solo da alcuni giudici e non ribadito dalla Cassazione, motivo per cui resta aperto l’interrogativo.

Detto questo possiamo comunque osservare che, con riferimento all’escursionismo, non solo ci troviamo distanti dai centri abitati e quindi dagli uffici delle forze dell’ordine, ma, con l’oculatezza purtroppo allo stato attuale richiestaci, saremo anche su percorsi poco frequentati o addirittura su terreno vergine per cui la possibilità d’incontrare qualcuno è remota.

Potrei incontrare altre persone!

Per quanto ci si possa stare attenti con il reiterarsi dello stato di nudità sarà inevitabile finire con l’incontrare escursionisti vestiti, l’esperienza ormai mi ha insegnato che raramente questo crea problemi ma qualcuno che li ha avuti c’è e bisogna pur sempre mettere in conto:

  • sguardi schifati (va beh, affari loro);
  • occhiate di disapprovazione (idem come sopra);
  • commenti inopportuni (possono dare fastidio ma creano anche l’opportunità per intavolare un dialogo costruttivo);
  • insinuazioni disdicevoli (sicuramente fastidiose ma è bene non reagire con analoga malignità e malizia, piuttosto se ci si riesce usare l’ironia altrimenti tirare dritto limitandosi a un saluto garbato);
  • aggressioni verbali (idem come sopra);
  • aggressioni fisiche (qui le cose si complicano, devo però dire che non ho segnalazioni di qualcuno che le abbia dovute subire).
“Si sta faticando per far capire quanto, ai fini della sicurezza, sia importante il corretto abbigliamento, parlare di escursionismo in nudità non è una forte contraddizione?”
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Trattasi di un’obiezione che mi è stata direttamente formulata dall’editore di una rivista di montagna a cui avevo mandato un mio articolo sull’escursionismo in nudità. La sicurezza è di certo l’aspetto che porta più punti al vestiario che al nudo, ma la montagna non è sempre ambiente ostile. Se d’inverno molti possono essere i pericoli oggettivi che possono spesso (ma non sempre) indurci a non togliere il vestiario, d’estate le cose cambiano considerevolmente e nella maggior parte delle situazioni il vestiario non apporta nulla alla sicurezza: se mi cade un sasso in testa non sarà certo l’essere vestito ad evitarmi il trauma, se scivolo e cado in un dirupo il vestiario non mi eviterà contusioni e fratture, se sbatto un ginocchio contro una pietra l’avere o meno indosso i pantaloni non mi allevia la contusione, se metto male un piede l’essere vestito non può certo evitarmi la distorsione della caviglia e via dicendo. D’altra parte l’escursionista che vuole camminare nudo si porta comunque al seguito tutto il vestiario necessario e andrà a indossare quanto la situazione del momento richieda.

L’esistenza di situazioni limitanti non rende impossibile il mettersi a nudo, determina solo la necessità di valutare tali situazioni e adattarsi alle stesse in modo opportuno. Avviene così per qualsiasi forma di abbigliamento e attrezzatura:

  • nessuno si sogna di partire da casa calzando i ramponi perché da qualche parte nel monte ci sono i ghiacciai;
  • nessuno mantiene indosso abiti pesanti perché da qualche parte dell’alpe potrebbe esserci una violenta bufera;
  • nessuno tiene in permanenza nello zaino tutto l’abbigliamento e tutta l’attrezzatura esistente, ma tutti insistono piuttosto sull’opportunità e la necessità di selezionarli di volta in volta in ragione della località scelta, delle previsioni meteo, della stagione e via dicendo.

Perché, quindi, escludere dal novero dell’equipaggiamento lo stadio della nudità? Tutti oggi esaltano la regola dell’abbigliamento a cipolla, orbene non è forse il nudo lo stadio finale della cipolla? Ecco, non c’è nessuna contraddizione tra il propagandare la sicurezza in montagna e l’andarci nudi: in alcune situazioni è necessario stare vestiti, in altre può essere indifferente essere vestiti o nudi, in molte la nudità è l’abbigliamento migliore, talvolta, come abbiamo visto, anche dal punto di vista della sicurezza!

Temo di provare imbarazzo!

Sono sicuro che siano state tante le situazioni che inizialmente vi hanno messo in imbarazzo (colloqui di lavoro, visite mediche, al ristorante, dovendo parlare in pubblico, esami e via dicendo) eppure le avete comunque affrontate e continuate a farlo. In molti casi il reiterarsi della situazione ha determinato la sparizione dell’imbarazzo, ovvero la vostra crescita emotiva e psicologica. Bene, stando nudi otterrete di certo questo benefico effetto e in un tempo assai minore di quello di tutte le altre situazioni imbarazzanti. Allora perché negarsi una tale possibilità di crescita personale? Perché negarsi la soddisfazione di un cammino più agevole, libero e salutare solo per la paura di provare un poco di imbarazzo alla prima esperienza? Si alla prima, perché vi garantisco che basteranno pochi secondi, giusto il tempo di togliersi tutti i vestiti, per superare l’eventuale imbarazzo.

Sono sicuro di eccitarmi! / E se mi eccito!

Per chi è alla prima esperienza teoricamente la possibilità sussiste, ma più per via dei condizionamenti mentali creati dai tabù del corpo e del nudo che per motivi naturali, per altro, se ci pensate bene, l’eccitazione non è indotta tanto dalla vista di un nudo ma piuttosto dai pensieri sessuali che ne possono derivare, tant’è che ci si eccita anche senza bisogno di vedere un nudo e/o di essere nudi. Da nudi immersi in un contesto di nudità sociale è pressoché certo che tali pensieri non si sviluppino e, pertanto, è praticamente pari a zero la possibilità di eccitarsi.

Proverò fastidio per il pene ciondolante!

Vi danno fastidio le braccia a ciondoloni? No, sicuro che no, ci siete abituati e non gli date più peso. Lo stesso avviene per il pene, si forse alla prima esperienza potreste inizialmente sentirvelo sbattere ritmicamente sulle cosce, ma durerà pochissimo: la concentrazione sul cammino e l’abitudine alla sensazione faranno svanire l’eventuale fastidio per sempre.

Non voglio da vecchio trovarmi lo scroto allungato! Non voglio da vecchia trovarmi le tette flaccide e cascanti!

Invero questa obiezione mi è stata fatta una sola volta, in riferimento al correre nudi e, udite udite, da un nudista, in ogni caso se l’ha pensata uno potrebbero pensarla altri per cui…

Mi dispiace ma sono cose che succederanno comunque:

  • lo scroto non ha muscoli che si possano mantenere tonici;
  • le mammelle, al contrario, hanno dei muscoli ma questi vengono mantenuti tonici proprio dalla nudità, mentre il reggiseno li “atrofizza” e anticipa la flaccidità delle mammelle.
Come la mettiamo per l’igiene? Potrei ottenerne certe malattie?
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Partiamo da una precisazione fondamentale: i genitali sono le parti più pulite di tutto il nostro corpo, eventuali contatti con tali zone sono, di regola, assolutamente immuni da problemi sanitari. Certo se qualcuno ha delle malattie veneree il discorso cambia, è altresì evidente che costoro saranno sicuramente indotti ad una maggiore attenzione, attueranno un’igiene personale più minuziosa o addirittura rinunceranno alla nudità fino alla guarigione. Per altro chi sta nudo pone sempre un telo sopra le eventuali superfici di seduta. Contatto con gli agenti patogeni esterni, quali sabbia, erba, pietre, batteri vaganti nell’aere? Come tutti i medici ripetono in continuazione l’abitudine alla sterilizzazione, diffusa dalla pubblicità degli igienizzanti, è invero più dannosa che utile: il nostro corpo è di sua natura ben capace di autodifendersi da tali agenti patogeni, perde tale proprietà proprio a causa dello stare vestito e quando lo abituiamo ad un ambiente quasi sterile. La nudità mantiene al massimo livello l’efficienza del nostro corpo anche in relazione alla sua capacità di autodifendersi dagli agenti patogeni. Altrettanto errata è la convinzione che l’assenza delle mutande porti inevitabilmente al varicocele, in realtà non sussiste un diretto legame tra le due cose: è consigliato l’uso delle mutande in presenza della malattia al fine di favorire la guarigione, ma questo non vuol dire che siano le mutande a impedirne la formazione o che sia la nudità a provocarla.

Potrei ferirmi!

Come prima cosa consideriamo che anche da vestiti raramente circoliamo perfettamente coperti, anzi, con il caldo imperano pantaloncini e maglietta che lasciano libera una bella porzione di pelle, poi posso assicurarvi che la differenza non è notevole: i genitali sono in posizione piuttosto protetta (in tanti anni di cammino e corsa a nudo sono rimasto appeso a rami spinosi per il naso o per la palpebra di un occhio ma mai per il pene o lo scroto e resto nudo persino nell’attraversamento di fitte boscaglie e spessi roveti), i glutei sono meno protetti ma visto che in genere si cammina verso l’avanti è ben difficile che vadano a sbattere contro qualcosa (mi sono graffiato testa, viso, spalle, schiena, torace, braccia e gambe ma mai i glutei), il problema si pone quando ci si siede e allora basta un piccolo telo o un maglione o una giacca. Osserviamo anche che:

  • attraverso la nudità la pelle un poco si indurisce;
  • il reiterarsi dei contatti dolorosi intensifica la nostra sopportazione del dolore o, per meglio dire, si abbassa la nostra percezione dello stesso, quantomeno in ragione dell’effetto delle erbe urticanti (personalmente ormai nudo attraverso impunemente anche i campi di ortiche);
  • con un poco di attenzione il tutto si può contenere considerevolmente;
  • tutto sommato ci si può pur sempre all’occorrenza rivestire.

Alla fine sono comunque piccole ferite e piccoli dolori che scompaiono in pochissimo tempo e che, come ben sanno coloro che in montagna ci vanno con intensità, sono parte del tutto, parte di quell’inclusione nell’ambiente che ogni escursionista ricerca e che solo il nudo permette di raggiungere.

Potrei scottarmi!

Il sole in montagna è meno filtrato ed è pertanto assai facile procurarsi delle scottature, però esistono le creme solari con altissimi livelli di protezione, siamo a fattori di schermatura quasi totale. Problema azzerato, bisogna solo scegliere una crema resistente al sudore, usarne un poco di più, stare attenti a spalmarla per bene ovunque (il pene, comunque, non si scotta, mentre lo scroto e la vulva sono in posizione piuttosto riparata) e ripetere l’applicazione con una certa frequenza (dipendente dal proprio fototipo e dalla propria abbronzatura, quest’ultima di certo favorita in chi cammina nudo).

Ma non avrò freddo?

Come già detto nello zaino abbiamo sempre tutto quello che ci potrebbe servire per proteggerci dalle intemperie, ivi compreso quello che serve per il freddo. Problema risolto!

Potrei essere morso dalle vipere?

Considerando le abitudini di questi animali (cacciatori notturni che di giorno se la dormono beatamente al sole andando praticamente in catalessi; animali schivi che si allontanano al primo debole segnale della nostra presenza, quali le vibrazioni prodotte dal nostro camminare o parlare) e basandomi sulla personale esperienza di tantissimi anni di montagna durante i quali di vipere ne ho viste diverse (in un caso ne avevo almeno una trentina attorno a me e sono stato impunemente seduto in mezzo a loro per una mezz’ora) è sicuramente un problema più teorico che reale, in ogni caso identico andando in montagna vestiti: le vipere non volano e non saltano, se le calpestate possono alzarsi arrivando al massimo all’altezza della caviglia dove anche da nudi avrete la calza a proteggervi; le vipere si arrampicano sui muri e sulle rocce rotte, talvolta sugli alberi, ma non lo fanno sui cespugli, sono solo barzellette quelle di persone morse ai genitali mentre urinavano; se infilate le mani in possibili loro tane l’essere vestiti certo non fa differenza; prima di sedervi nudi nell’erba alta avrete adagiato a terra un telo o una giacca provocando l’allontanamento dell’eventuale vipera, molto più facile sedersi su una vipera da vestiti che da nudi.

Per approfondire la questione potete leggere il mio specifico articolo “Nudismo e… vipere!

E le zecche?

Serissimo problema questo, specie per quelle zone dove tali insetti risultano infetti e, quindi, potenziali portatori di malattie anche gravi (Morbo di Lyme e Tbe in particolare). D’altra parte, salvo scafandrarsi ermeticamente, le zecche si attaccano ai nostri vestiti e, risalendo lungo gli stessi, prima o poi uno spiraglio per arrivare alla nostra pelle lo trovano, fosse anche quando i vestiti li dobbiamo (e prima o poi dovremo pur farlo) togliere per cambiarci o andare a letto. Tant’è che molti si sono trovati addosso anche un elevato numero di zecche pur essendo stati vestiti di tutto punto, io stesso mi sono trovato una zecca all’inguine ed ero vestito. Va anche detto che le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia, che le zecche in genere le si trovano solo in ambienti umidi e ombreggiati, che vivono solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai millecinquecento metri (anche se ultimamente sono state reperite fino a duemila metri), che la trasmigrazione dall’erba all’uomo avviene solo da aprile a giugno o nel primo autunno, che ci sono 24 ore di tempo (dal morso) per rimuovere la zecca in sicurezza, che da nudi le possiamo rimuovere praticamente subito: la zecca è nera mentre la nostra pelle è sostanzialmente molto più chiara, se dopo aver attraversato una zona di erba alta o di felci o di cespugli ci fermiamo e ci diamo una controllatina la vediamo subito (specie se non siamo da soli e possiamo farci controllare da un compagno) e… zacchete immediatamente e facilmente rimossa.

Ho timore che degli insetti possano penetrare nei miei orifizi!

Più spesso messo in gioco dalle femmine che dai maschi, posso solo garantirvi che, per quanto riguarda gli orifizi genitali, si tratta di una preoccupazione assolutamente infondata; gli altri orifizi (orecchie, narici, occhi, bocca) sono comunque accessibili anche da vestiti.

Conclusione

Spesso, senza rendercene conto, ragioniamo in funzione di condizionamenti e abitudini che ci sono state indotte dalla società o dai leader sociali e, pertanto, ci dimentichiamo di valutare le cose con obiettività e oggettività, ovvero analizzandole a tutto tondo. Un senso unico, questo, purtroppo costantemente in agguato, un senso unico che invece di migliorare la società tende a renderla sempre più schiava e sottomessa al volere di pochi: il nudo infastidisce qualcuno, il nudo è stato da qualcuno dichiarato osceno, il nudo è per qualcuno peccato, il nudo è per qualcuno reato, per cui il nudo, sebbene possa essere la miglior cosa per molte questioni sociali, educative, ecologiche, mediche, non va preso minimamente in considerazione. Così il nudo non viene preso in considerazione dai ricercatori delle case produttrici di abbigliamento sportivo, non viene preso in considerazione dai medici e dai salutisti, non viene preso in considerazione dai tecnici dello sport. Così, alla fine, basiamo le nostre opinioni sulla base di ricerche e affermazioni di fatto falsate da un preconcetto, dal non aver preso in considerazione il tutto, dall’aver tralasciato l’analisi del nudo. Una risorsa sprecata!

Nessuno nega che anche da vestiti la montagna sia pur sempre bella, lasciatemi comunque affermare che nudi è certamente meglio. Purtroppo lo potete sperimentare e comprendere solo provandoci, purtroppo il vostro corpo e la vostra mente sono fortemente condizionati allo stato di vestito e la prima volta le sensazioni potranno essere pressoché simili a quelle provate da vestiti: datevi il tempo necessario a recuperare lo stato innato e permettervi di percepire la differenza, è un tempo variabile da persona a persona, possiamo comunque quantificarlo da pochissimi minuti a qualche escursione.

Nudi è normale, poi che ognuno faccia la sua scelta, l’importante è che chi sceglie di stare vestito rispetti la scelta di chi decide di stare nudo e gli permetta di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo, così come chi sta nudo da sempre rispetta la scelta di chi preferisce stare vestito e, salvo pochi casi specifici (le pochissime zone e strutture riservate al nudo), gli permettono di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo.

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Continua in…  Alimentazione e idratazione


Riepilogo globale della serie Camminare in montagna

2 pensieri su “Camminare in montagna – Il nudo

  1. Pingback: Camminare in montagna – Abbigliamento – Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

  2. Pingback: Camminare in montagna – Alimentazione e idratazione – Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

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